Per AUT AUT ho curato la produzione fotografica, lavorando su uno spazio sospeso tra caos e quiete. Il progetto – che unisce il Peak Trio e lo sguardo narrativo di Ugo Lucio Borga – nasce dal confronto con temi di contrasto, conflitto e ambivalenza. La fotografia diventa parte integrante di questa ricerca, non come semplice documentazione, ma come linguaggio che dialoga con la musica.
Per costruire l’identità visiva ho scelto lunghe esposizioni, sovrapposizioni e movimenti controllati, cercando un equilibrio tra instabilità e rigore. Le immagini si muovono su due piani: da un lato il gesto, la vibrazione, l’irrequietezza; dall’altro la presenza ferma dei musicisti, quasi una controparte necessaria, che riporta ordine dentro la densità del segno fotografico.
Il riferimento al lavoro di Ugo Lucio Borga – e alla sua capacità di raccontare tensioni, fratture e stratificazioni del reale – ha orientato l’impianto visivo verso un’estetica che non cerca la sintesi, ma il confronto. Ogni foto prova a restituire una dialettica: luci che tagliano, figure che si moltiplicano, corpi che emergono e scompaiono nello stesso istante.
Il risultato è una serie in cui musica e immagine si intrecciano nella stessa domanda: come si rappresenta un contrasto senza semplificarlo? AUT AUT è diventato così un territorio da abitare, più che un tema da illustrare. Le fotografie raccolgono questo attraversamento, lasciando spazio all’ambiguità, alle sfumature, alle zone dove caos e calma si sfiorano senza annullarsi.


